09/07/2008

fleur"...At last my soul explodes, and wisely cries out to me: «No matter where! No matter where! As long as it's out of the world!»


Charles Baudelaire, Anywhere out of the world, in
 Petits poèms en prose

postato da: FuocoGreco alle ore 11:48 | Permalink | commenti (10)
categoria:mondo, uomo, fuori, morte, soggetto-oggetto
30/06/2008
Voglio ricordarti una cosa. O forse voglio ricordarla. In fondo, è diverso? 
Domenica scorsa avevi un sorriso. Nelle mani.
Vedi è così che mi capita di pensare alle cose. Per astrazione. E poi improvvisamente tutto si concretizza, si immedesima, si personalizza. Mi chiedi perchè scrivo. Per ricordare ciò che un tempo apparteneva al cielo, forse a qualcosa che si avvicina ad una idea di paradiso. E poi è piombato sulle terra, come le gocce di domenica pomeriggio: schianti sulle tegole, urla sulle persiane chiuse appena in tempo.
Domenica avevi un sorriso. Nelle mani. Nelle stesse che prima avevi coperto con i guanti, che erano martoriate dalle bruciature. Invece domenica, in quell'immobile pomeriggio, in cui ogni cosa sudava, in cui mi si scioglieva il ghiacciolo mentre ti aspettavo sotto al condominio Amaranto, loro ridevano. Incredibilente energiche, guarite, mondate, come se fossero loro a parlarmi del Belgio, di fare la cameriera, della tua estate. Le tue mani. Può essere? Può succedere che dalle mani, dai nostri particolari più inutili, accada di scorgere molto più che la nostra fragilità? O meglio, che attraverso la fragilità dei nostri particolari si scopra l'immensità delle nostre vite, la capacità di essere un mondo?
Perchè questo mi facevi pensare, sabato sera. Ogni persona è un "picciol mondo", un universo compiuto secondo particolarissime sue regole. Da qui l'incomprensione, il distacco, la fatica mai doma della comunicazione, il conflitto dell'interpretazione. Di qui però anche il viaggio, come viaggio interpersonale, come viaggio "spaziale".
Mi piace pensare che siamo tutti, in fondo, astronauti. Ogni dannatissima volta incontriamo qualcuno, dobbiamo partire, lasciare la nostra terra vincendone la gravità con incredibile sforzo, perdendo lungo il tragitto la massa dei reattori che ci hanno spinto oltre l'atmosfera, ridurre il nostro attrito all'essenziale, la nostra navicella allo stretto necessario e calcolare le spinte e le controspinte necessarie per non schiantarci sul'altro pianeta. Per non ferire l'altra persona.
Ognuno di noi è un astronauta, che per farsi incontro, lascia, deve lasciare il suo mondo e calibrarsi per un attimo su quello dell'altro. Tastarne la gravità, sperimentare la respirabilità dell'aria, sopportare il cambiamento climatico. Ogni incontro è un viaggio che chiede di lasciare se stessi. O, per lo meno, la zavorra di se stessi. Ed essere così pronti ad atterrare. 
 
E le tue mani, domenica, erano un ottima torre di controllo. Sorridevano.spa
postato da: FuocoGreco alle ore 10:28 | Permalink | commenti (8)
categoria:donne, lettere, viaggio, cose, mani, epifania, affetti personali
17/06/2008

chickPhoto by Koen Demuynck

Chiedo venia a tutti. Per questo mese e probabilmente il prossimo è molto probabile che non riesca a postare alcunchè.

Gli esami Universitari mi prosciugano qualsiasi energia creativa e addirittura la pazienza di rielaborare pensieri che escano dalla stretta necessità dei libri di testo. Il fatto è che devo operare un ultimo e lancinante sforzo per terminare i miei ultimi esami. Allora avrò un poco più di tempo e voglia per rimettermi a postare, nonchè spero, molto da dire.

Un saluto affettuoso. E buon inizio d'estate.

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P.S. Non è detto che non mi faccia assolutamente vivo. Ma non sarò affatto "regolare".

 

postato da: FuocoGreco alle ore 13:47 | Permalink | commenti (6)
categoria:
30/05/2008

Si erano conosciuti e aveva cominciato a fumare. Questo il motivo, ne era certo. Aveva cominciato a fumare per poter dividere qualcosa insieme, e così, quella condivisione, poterla offrire e dividere ancora. Il sabato successivo, quando l’avrebbe rivista alla mostra fotografica che stava allestendo: ritratti. Esclusivamente, magnifici, ritratti. 

Sosteneva infatti e fermamente, che la fotografia non potesse lavorare con un oggetto. Che le cose non potessero che subire il nostro sguardo, la nostra ispezione.  «Le cose, diceva, sono passive, sono perennemente morte. Le cose si chiamo oggetti, no? Come possono interessare alla fotografia? Come possono interrogarci? Perché la verità è che noi non cerchiamo di osservare il mondo attraverso la macchina fotografica, la cinepresa, il microscopio o il cannocchiale. Come non cerchiamo di vedere con gli occhi. La nostra intenzione originale è quella di ritrovare qualcuno che ci guardi. Incrociare uno sguardo che fra milioni di altri, fra l'infinita cecità delle cose, finalmente, si accorga di noi. E così, solo così, incominciare ad esistere. Finalmente ad esistere per, grazie ad uno sguardo. Esistere per, grazie, non a qualcosa, ma a qualcuno.

«E poi scusa, rideva, non è forse per questo che si dice: "Complimenti, è davvero un bel soggetto!».

Per lei non esisteva altra fotografia, non altrimenti. Non senza un soggetto....

postato da: FuocoGreco alle ore 18:20 | Permalink | commenti (5)
categoria:parole, pensieri, racconto, soggetto-oggetto
10/05/2008

Non è vero. Che non sono niente.

Sono tutti i giorni, quelli

che decide di ignorare.

Di lavare

dalla sua coscienza.

Mente, quando ti dice

che non sono.

Che non sono niente.

Sono il suo rifiuto

l'imbuto

della sua coscienza.

postato da: FuocoGreco alle ore 15:24 | Permalink | commenti (14)
categoria:
08/05/2008

Pensavo, semplicemente,

io non sono.

Per te,
non sono niente.
E' una questione di mente
di sincronicità.
E' che non sono
nulla
fra ciò che sta con te
e cio che sta con me
qua.
Ed è un abisso fra le righe
come se fra le spighe
un urlo tra gli steli,
sempre fermasse la mano.
 
Pensavo, semplicemente,
io non sono.
Per te non sono niente.
 
E nella storia non lo sono.
Nel ricordo.
Nell'attimo
nel battito
nel dolce non far niente.
 
Pensavo questo,
semplicemente. 
postato da: FuocoGreco alle ore 17:18 | Permalink | commenti (14)
categoria:parole, pensieri, poesia, donne, legami, distanza
04/05/2008

Stralcio da una lettera mai spedita.

[...]

Beppe mi dice sempre che "la quantità di bellezza di una cosa è pari alla sua capacità di essere imprevedibile". L'imprevedibilità è la fondamentale differenza tra un rapporto mediato (per esempio questa lettera, che si può ignorare e non corrispondere, e comunque dominare a piacimento) e un incontro diretto. E' in quest'ultimo che si giocano le nostre vite. La straordinaria forza degli incontri è - da una parte - l'incapacità di un pieno possesso di chi ci sta di fronte, e - dall'altra - l'impossibilità di un completo e immediato distacco. Potremmo quasi azzardare che l'essenza di un incontro è il non incontrarsi. Nel senso che è la dose di incomprensibilità tra le parti che stimola la volontà di un nuovo incontro e la vicinanza, o, al contrario, lo scontro e la distanza.

Il tutto era semplicemente per dirti: grazie per essere stata un "imprevisto". Un dolce non saper incontrarti per poterti incontrare.

[...]

postato da: FuocoGreco alle ore 17:53 | Permalink | commenti (3)
categoria:lettere, legami
03/05/2008

Non riesco a venire a capo di una questione.

E' peggio avere una vita che abbia tutto da celare, oppure una che non abbia nulla da nascondere?

postato da: FuocoGreco alle ore 20:10 | Permalink | commenti (11)
categoria:dubbi
02/05/2008

Dove ci si interroga ancora sul legame (bindung) e si tenta di mostrare come la distanza sia parametro che agisce sulla storia e oltre la storia.

rip

Legami meta-storici

 

Cominciamo con un esempio chiarificatore. Quando una persona a noi cara viene a mancare, il legame con essa sembrerebbe interrompersi. Esso viene invece proiettato su di una lontananza assoluta, verticale, in cui la misura della distanza è un infinito positivo, cioè un infinito al quale sappiamo dare una dimensione di sentimento. Nel massimo della distanza fisica cioè, quando  – che crediamo oppure no – il defunto raggiunge la fine della sua vita come essere vivente, la vicinanza è massima perché il legame crea un piano meta-storico, non più soggetto alle dimensioni spazio temporali; piano sul quale modellare in nostri nuovi rapporti con il morto.

 

Antenati

 

Il legame con gli antenati è uno dei più interessanti casi di solidarietà metafisica. Radicato in tutte le culture, è uno dei tratti caratterizzanti la nozione confusa e sempre ambigua di natura umana, il più lampante esempio di come una dimensione ultraterrena (meta-storica appunto) guidi e si adoperi alla definizione, e dunque alla trasformazione, del piano storico, la realtà in cui siamo gettati.

 

Uomo come essere intermedio

 

Non è importante credere nella dimensione ultraterrena perchè la meta-storia agisca sulla storia. Il semplice fatto che ognuno di noi abbia alle spalle figure di uomini del passato a cui ispirarsi o le cui parole, il cui esempio, modello o prestigio, continuano ad interrogarci e mettere in crisi la nostra vita, questo è sufficiente a dimostrare la stretta interdipendenza fra piano storico e meta-storico.

La meta-storia è infatti una finestra sull'oltre, un non-luogo della storia che pur tuttavia la sua inconsistenza materiale, funge da catalizzatore ed enzima al nostro presente. Essa rappresenta la dimensione che collega (bindung) l'esserci al poter essere e all'essere stato. E' la sostanza del desiderio (quindi ciò che ci auguriamo dal futuro), e la consapevolezza della memoria (l'azione del passato sul presente). 

Questa semplice constatazione dice bene della straordinaria nostra natura: unici esseri in grado di uscire dalla necessità (il momento stringente), per dimorare su di un piano intermedio, materiale e immateriale allo stesso tempo.

 

La distanza fisica, dunque, sebbene influenzi il legame, non può in alcun modo annullarlo, anzi. La lontananza più assoluta rappresentata dalla morte, spesso è un legame di vicinanza addirittura maggiore di quello che intrecciamo con i vivi.

 

Continua...

postato da: FuocoGreco alle ore 12:06 | Permalink | commenti (2)
categoria:filosofia, legami, distanza, legame, bindungsroman